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Tecnica Pittorica

Sante Ghinassi prevalentemente dipinge con colori ceramici su supporti costituiti da piastrelle di terracotta o terraglia di varie dimensioni (quelle per intenderci che in edilizia sono dette “da rivestimento”) e che eventualmente vengono unite insieme ovvero affiancate le une alle altre per formare pannelli di varia grandezza che vengono posti su piani inclinati per essere dipinti. Altri supporti comunemente usati sono i piatti che egli acquista da tornitori del faentino, piatti che hanno già subito una prima cottura (biscotto) ed eventualmente, come per le piastrelle, preventivamente smaltati prima di essere dipinti.

Lo smalto, composto da una miscela di sostanze da cui si otterrà un vetro silicatico opacizzato con ossidi di stagno o zirconio ecc, diluita in acqua, ricopre completamente il “biscotto”  di uno strato bianco, liscio e assolutamente assorbente.

Tale superficie immacolata, che non deve essere né “toccata” né “sporcata”, viene successivamente dipinta con appositi colori. La base dei colori ceramici sono polveri di una miscela vetrificante, disperse in acqua. Il colore vero e proprio è dato dall’aggiunta di percentuali di ossidi metallici; ad esempio la tonalità di azzurro/blue si ottiene variando la percentuale di ossido di cobalto, la tonalità verde la si ottiene  con percentuali più o meno marcate  di ossido di rame e di cromo, i gialli e rossi da diverse percentuali di ossido di ferro; il bruno  dall’ossido di manganese.

La tecnica con cui si dipinge è molto simile all’acquerello, cioè si inizia con i colori tenui proseguendo per gradi e con molta “accurtezza” a colori più marcati. L’accuratezza è dovuta al fatto che, ancor più che nell’acquerello, non è ammessa alcuna correzione o ripensamento sul colore usato. In ceramica infatti il colore è immediatamente assorbito dal sottofondo di supporto e quindi un nuovo colore sovrapposto non coprirebbe mai il colore preesistente ma si mescolerebbe ad esso. Non capita certo così nella pittura ad olio, infatti essendo i colori ad olio impasti di tipo “coprente” possono, una volta asciugati, essere sovrapposti con altri di tonalità anche completamente diversa. Inoltre i colori nella ceramica non abbracciano tutta la gamma cromatica ma esistono solo le “tinte madri”. Sta nella maestria del ceramista miscelare opportunamente le tinte madri per ottenere  quelle mancanti; maestria che si ottiene dopo anni e anni di esperienza, di prove e controprove perchè nella tecnica di Ghinassi nulla o quasi nel dipingere in ceramica è ottenuto “per caso”. Terminata la pittura si procede a spruzzare il dipinto con la “cristallina”, un sottile velo opaco bianco che, in crudo, nasconderà il dipinto e che nella ulteriore cottura definitiva servirà a fissarlo mediante vetrificazione.

Anche questa fase risulta alquanto delicata tanto che Ghinassi non la effettuava con gli strumenti a spruzzo pneumatico ma soffiando con forza all’interno di apposite cannucce per polverizzare e rendere uniforme il getto di cristallina.

Ulteriore complicazione che rende ancor più difficoltosa la tecnica della pittura in ceramica è il fatto che i colori cambiano in cottura. Nel momento in cui si dipinge infatti i colori appaiono scialbi e sbiaditi ed alcuni completamente diversi da come saranno dopo la cottura definitiva; cottura che serve appunto a fissare nel supporto i colori stessi. La temperatura raggiunta in questa seconda cottura varia, a seconda del materiale e dei colori usati, tra  gli 870 e 930 gradi centigradi.

Anche la temperatura raggiunta nel secondo fuoco è determinante per il risultato finale, infatti variando la temperatura anche solo di pochi gradi centigradi certe tonalità e trasparenze scompaiono ed altre “indesiderate” possono emergere.

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